Monday, May 26, 2014

Chambres à gaz en perdition (suite). La déclaration écrite d'Alistair McConnachie

Dans sa livraison du 26 mai 2014, le journal israélien Haaretz rapporte que l'Ecossais Alistair McConnachie a été exclu de l'UK Independence Party pour avoir publiquement déclaré :
« Je n'accepte pas l'idée qu'il a existé des chambres à gaz pour exécuter les juifs en raison du simple fait qu'il n'y a pas de franche preuve matérielle qui montre que de telles chambres à gaz ont existé », a [notamment] écrit McConnachie dans un courriel adressé aux membres de son parti. « Il n'y a pas de photographies ou de films de chambres à gaz d'exécution ... Des récits de prétendus témoins se sont révélés faux ou fortement exagérés. »

A. McConnachie milite en faveur du NON au référendum sur l'indépendance de l'Ecosse. Il a été vivement critiqué par la principale organisation juive du Royaume-Uni pour le soutien qu'il a apporté à David Irving. A propos de ce dernier et de son procès contre Deborah Lipstadt, rappelons que le juge Charles Gray, dans un jugement long de 334 pages, avait été amené à écrire en 2000 :

Je dois reconnaître que, comme la plupart des gens je suppose, je croyais que les preuves de l'extermination en masse de juifs dans les chambres à gaz d'Auschwitz étaient irrécusables. J'ai cependant abandonné cette idée préconçue après examen des preuves qui m'ont été fournies par les parties dans ce procès (I have to confess that, in common I suspect with most other people, I had supposed that the evidence of mass extermination of Jews in the gas chambers at Auschwitz was compelling. I have, however, set aside this preconception when assessing the evidence adduced by the parties in these proceedings) (point 13. 71 du jugement). 
Pour cet extrait voyez mes Ecrits révisionnistes, vol. V, p. 161-162, ou le présent blog à http://robertfaurisson.blogspot.it/2000_06_01_archive.html ; pour le texte du jugement entier en anglais, voyez http://www.fpp.co.uk/trial/judgment/index.html.

26 mai 2014

Thursday, May 22, 2014

La tragedia tedesca

Hannibal ha appena pubblicato su Rivarol (22 maggio 2014) un notevole articolo sulla tragedia che ha conosciuto l'Europa tra il 1914 e il 1945.
Sobriamente intitolato “De la guerre en Europe”, questo articolo è illustrato da un disegno di Chard dove si vede una giovane Europea del 1914 che, con una mano, sostiene il braccio di un soldato francese che le punta una pistola alla tempia destra e che, con l'altra mano, sostiene il braccio di un soldato tedesco che le punta una pistola alla tempia sinistra. Lei è consenziente. Lei vuole morire. Titolo: "1914 suicide d'Europe”. Bisogna vedere con quale erudizione e con quale larghezza di vedute Hannibal descrive questo “suicidio collettivo” e ne fa un bilancio, che lo disgusta.

In tale contesto evoca la figura di Hannelore Kohl, nata Renner, sposa dell’anziano cancelliere tedesco Helmut Kohl.

È in memoria della sfortunata che io vorrei, a mia volta, fermarmi un istante. Tre anni fa, in un testo intitolato “Le Vittorie del revisionismo (seguito)”, ero condotto ad evocare i crimini commessi dai vincitori del 1945. Scrivevo allora:

In fondo, se si tengono presenti nella mente i crimini perpetrati contro il popolo tedesco per mezzo di una guerra aerea che mirava allo sterminio dei civili, se ci ricordiamo delle deportazioni (dette spostamenti) delle minoranze tedesche dell’Europa orientale e centrale, se a ciò si aggiungono gli stupri continui delle donne e delle ragazze tedesche (tra gli altri, fu questo il caso, all’età di dodici anni, di Hannelore Kohl, futura moglie del cancelliere; vedere Heribert Schawn, Die Frau an seiner Seite / Leben und Leiden der Hannelore Kohl; Monaco, Wilhelm Heyne Verlag, 2011, p. 54-58), se si tengono a mente i saccheggi, l’accaparramento ufficiale da parte degli Alleati dell’argento, dell’oro, del platino, dei gioielli, dei valori, di alcune proprietà, delle banche, dei musei, dei brevetti scientifici ed industriali e se, per coronare il tutto, ci si rende conto del fatto che a Norimberga il processo ai dirigenti tedeschi ha meritato di essere chiamato una mascherata o, secondo le parole di Harlan Fiske Stone, presidente della corte suprema degli Stati Uniti (Chief Justice of the Supreme Court of the United States), una “high-grade lynching party” (una sofisticata operazione di linciaggio), non si può che trovare deplorevole il fatto che, dopo 66 anni, si persiste nelle scuole, all’università e nei media a predicare che, durante l’ultima guerra mondiale, i vincitori hanno rappresentato il Bene ed i vinti, il Male.

Per ritornare alla figura tragica di Hannelore Kohl si potrebbe aggiungere ciò che prendo in prestito da un articolo, per una volta credibile, di Wikipedia.

Durante l'ultimo inverno di guerra nel 1944-1945, la ragazzina di 11 anni fu testimone di scene terribili alla stazione dove lei prestava servizio obbligatorio ogni due settimane. A Döbeln arrivavano treni carichi di feriti dal fronte russo a cui Hannelore ed altri scolari cambiavano le medicazioni. La ragazzina aiutava a scaricare i morti ed a rifocillare i rifugiati, alcuni dei quali avevano percorso la strada per intere settimane in vagoni aperti, esposti a temperature glaciali. Vedeva neonati morti di freddo. A ciò si aggiungevano i bombardamenti con il loro seguito di danni alla popolazione ed ai beni (http://fr.wikipedia.org/wiki/Hannelore_Kohl – solo in lingua francese).

Secondo la stessa fonte, Hannelore Kohl si è uccisa il 5 luglio 2001, all’età di 68 anni. Nel corso degli anni 1990, suo marito aveva iniziato una relazione con una donna ben più giovane che sarebbe diventata, nel 2008, la sua seconda moglie. Negli ultimi anni della sua vita, Hannelore soffriva atrocemente. Per giunta, “in seguito ad un’allergia alla luce, trascorreva intere giornate dietro alle persiane chiuse, e usciva da casa sua solo al tramonto”. Suo figlio Peter aveva sposato una Turca.

Un destino tedesco, se si può dire.

Uccidere l'anima tedesca

Hannibal chiude il suo articolo con l’evocazione di un altro destino, quello di Maurice Comte, morto recentemente e di cui Jean Plantin ha appena pubblicato nelle Edizioni Akribeia lo sconvolgente libello intitolato Une Vie sous le signe du Führer-Prinzip (168 p., 15 € + 5 € di spedizione). Un opuscolo da leggere, da meditare così come le riflessioni che ispira ad Hannibal su un tempo in cui si poteva ancora parlare del nemico come di un essere umano. Qui, il nemico era sovietico. Inclusi nei ranghi dell'Armata Rossa, si poteva ancora, eccezionalmente, comportarsi riguardo al vinto come se ci si trovasse faccia a faccia con un fratello umano colpito dal destino. Presso i vincitori si poteva dare sfogo all'odio così come alla sete di vendetta, la febbre del castigo, e già ciò che si chiamerà più tardi “il dovere della memoria [a senso unico]”, ma molti, avevano ancora una coscienza profonda del fatto che noi siamo tutti essenzialmente poveri diavoli che, presi nei tormenti della guerra, hanno o meno fortuna. Per contro, così come nota Hannibal, “sembra che siamo entrati oggi in una guerra civile a freddo, postuma, placcata, artificiale, imparata – ma eterna”, ed aggiunge questa giusta e graffiante nota: “[eterna] come un cattivo articolo di wikipedia che fa fede per tutti gli imbecilli del mondo”.

In seno alla tragedia europea, tale è stata e tale resta la tragedia tedesca. A questa tragedia della Germania si aggiunge il furore, presso i suoi dirigenti ed i suoi intellettuali di spicco, di dipingere il passato con i colori più cupi fino al punto di castigare crudelmente chiunque si adoperi a riscrivere questo passato con la preoccupazione dell’esattezza storica. Uccidere l'anima tedesca: questa sembra essere la missione che si sono prefissati questi malati. Senza dubbio si potrebbe dire che Hitler sia stato una disgrazia per la sua patria come Napoleone per la sua ma, mentre per “l'Orco” gli eccessi o le imposture della propaganda dei vincitori non sono durate che qualche anno del XIX° secolo, nel caso del “Folle” o della “Bestia Immonda” del “Nazismo”, l’effluvio delle insanità non smette da 69 anni! Questo, perlomeno, nel caso dei  media poiché, per quanto riguarda gli storici, sembra essere venuta l’ora dell’inizio di una certa cautela grazie, in particolare, allo sviluppo di Internet. Su questo risveglio degli storici, vedi “La magique chambre à gaz nazie en voie de disparition chez les historiens (suite)”, 30 aprile 2014.
22 maggio 2014

La tragédie allemande


Hannibal vient de publier dans Rivarol (22 mai 2014) un remarquable article sur la tragédie qu’a connue l’Europe de 1914 à 1945.

 Sobrement intitulé « De la guerre en Europe », cet article est illustré d’un dessin de Chard où l’on voit une jeune Européenne de 1914 qui, d’une main, soutient le bras d’un soldat français lui braquant un pistolet sur la tempe droite et qui, de l’autre main, soutient le bras d’un soldat allemand lui braquant un pistolet sur la tempe gauche. Elle est consentante. Elle veut mourir. Titre : « 1914 suicide de l’Europe ». Il faut voir avec quelle érudition et quelle largeur de vue Hannibal décrit ce « suicide collectif » et en dresse le bilan, qui le révolte.

 Il se trouve qu’au passage il évoque la figure d’Hannelore Kohl, née Renner, l’épouse de l’ancien chancelier allemand Helmut Kohl.

 C’est à la mémoire de la malheureuse que je voudrais, à mon tour, m’arrêter un instant. Il y a trois ans, dans un texte intitulé « Les Victoires du révisionnisme (suite) », j’étais conduit à évoquer les crimes commis par les vainqueurs de 1945. J’écrivais alors :

Au fond, si l’on garde présents à l’esprit les crimes perpétrés contre le peuple allemand par le moyen d’une guerre aérienne visant à l’extermination des civils, si l’on se rappelle les déportations (appelées déplacements) des minorités allemandes de l’Europe orientale et centrale, si l’on ajoute à cela les viols en série des femmes et des filles allemandes (ce fut le cas, entre autres, à l’âge de douze ans, d’Hannelore Kohl, future épouse du chancelier ; voy. Heribert Schwan, Die Frau an seiner Seite / Leben und Leiden der Hannelore Kohl [La femme à ses côtés / Vie et souffrance d’Hannelore Kohl], Munich, Wilhelm Heyne Verlag, 2011, p. 54-58), si l’on garde présents à l’esprit les pillages, l’accaparement officiel par les Alliés de l’argent, de l’or, du platine, des bijoux, des valeurs, de certaines propriétés, de banques, de musées, de brevets scientifiques ou industriels et si, pour couronner le tout, on s’avise de ce qu’à Nuremberg le procès des dirigeants allemands a mérité d’être appelé une mascarade ou, selon le mot de Harlan Fiske Stone, président de la cour suprême des Etats-Unis (Chief Justice of the Supreme Court of the United States), une « high-grade lynching party » (une opération sophistiquée de lynchage), on ne peut que trouver déplorable le fait que, depuis 66 ans, on persiste dans nos écoles, à l’université et dans les médias à prêcher que, lors de la dernière guerre mondiale, les vainqueurs ont représenté le Bien et les vaincus, le Mal.

Pour en revenir à la figure tragique d’Hannelore Kohl on pourrait ajouter ceci que j’emprunte à un article, pour une fois crédible, de Wikipedia.
 Pendant le dernier hiver de guerre en 1944-1945, la fillette de 11 ans fut témoin de scènes terribles à la gare où elle effectuait un service obligatoire toutes les deux semaines. A Döbeln arrivaient des trains chargés de blessés du front russe dont Hannelore et les autres écoliers changeaient les pansements. La fillette aidait à décharger les morts et à ravitailler les réfugiés dont certains avaient fait route des semaines entières dans des wagons ouverts et sous une température glaciale. Certains nourrissons étaient morts de froid. A cela s’ajoutaient les bombardements avec leur cortège de dommages à la population et aux biens (http://fr.wikipedia.org/wiki/Hannelore_Kohl).

Selon la même source, Hannelore Kohl s’est suicidée le 5 juillet 2001, à l’âge de 68 ans. Au cours des années 1990, son époux avait entamé une liaison avec une bien plus jeune femme qui allait en 2008 devenir sa seconde épouse. Dans les derniers temps de sa vie, Hannelore souffrait atrocement. Au surplus, « par suite d’une allergie à la lumière, elle passait ses journées entières derrière les volets fermés et ne quittait le domicile qu’au coucher du soleil ». Son fils Peter avait épousé une Turque. 

Un destin allemand, si l’on peut dire.
  
Tuer l’âme allemande 

Hannibal termine son article par l’évocation d’un autre destin, celui de Maurice Comte, récemment décédé et dont Jean Plantin vient de publier aux Editions Akribeia l’étonnant petit livre intitulé Une Vie sous le signe du Führer-Prinzip (168 p., 15 € + 5 € de port). Un opuscule à lire, à méditer tout comme les réflexions qu’il inspire à Hannibal sur un temps où l’on pouvait encore parler de l’ennemi comme d’un être humain. Ici, l’ennemi était soviétique. Y compris dans les rangs de l’Armée rouge, on pouvait encore, par exception, se comporter à l’égard du vaincu comme vis-à-vis d’un frère humain frappé par le destin. Chez les vainqueurs la haine pouvait se donner libre cours ainsi que la soif de vengeance, la fièvre de châtier, et déjà ce qu’on appellerait plus tard le « devoir de mémoire [à sens unique] », mais, chez beaucoup, il restait encore une conscience profonde de ce que nous sommes tous essentiellement de pauvres hères qui, pris dans les tourments de la guerre, tirent, pour les uns, le bon numéro et, pour les autres, le mauvais numéro. En revanche, ainsi que le remarque Hannibal, « il semble que nous soyons entrés aujourd’hui dans une guerre civile à froid, posthume, plaquée, artificielle, apprise – mais éternelle » et d’ajouter cette juste et piquante remarque : « [éternelle] comme un mauvais article de wikipedia qui fait foi pour tous les imbéciles du monde ».


Au sein de la tragédie européenne, telle a été et telle reste la tragédie allemande. S’ajoute à cette tragédie de l’Allemagne la fureur, chez ses dirigeants et ses intellectuels en place, de peindre le passé sous les couleurs les plus noires au point de châtier cruellement quiconque s’attache à récrire ce passé avec le souci de l’exactitude historique. Tuer l’âme allemande : telle semble être la mission que se sont assignée ces malades. Sans doute pourrait-on dire que Hitler a été un malheur pour sa patrie comme Napoléon pour la sienne mais, tandis que, pour « l’Ogre », les outrances ou les impostures de la propagande des vainqueurs n’ont duré que quelques années du XIXe siècle, dans le cas du « Fou » ou de la « Bête immonde » du « Nazisme », le flot des insanités ne tarit toujours pas depuis la fin de la Seconde guerre mondiale, c’est-à-dire depuis 69 ans ! Cela du moins dans les médias car, pour ce qui est des historiens, l’heure semble être venue d’un commencement de circonspection grâce, en particulier, au développement d’Internet. Sur ce réveil des historiens, voyez « La magique chambre à gaz nazie en voie de disparition chez les historiens (suite) », 30 avril 2014. 
                                                                                                                                       22 mai 2014                                                                 

Die deutsche Tragödie

Hannibal hat vor kurzem in Rivarol (22. Mai 2014) einen bemerkenswerten Artikel über die Tragödie veröffentlicht, die Europa von 1914 bis 1945 erlebt hat.


Zurückhaltend betitelt „De la guerre en Europe“ (Über den europäischen Krieg), ist dieser Artikel mit einer Zeichnung von Chard illustriert, auf der eine junge Europäerin aus der Zeit von 1914 zu sehen ist, die mit einer Hand den Arm eines französischen Soldaten stützt, der ihr mit einer Pistole auf ihre rechte Schläfe zielt, und mit ihrer anderen Hand den Arm eines deutschen Soldaten hält, der ihr mit einer Pistole auf ihre linke Schläfe zielt. Diese junge Europäerin ist einverstanden. Sie möchte sterben. Die Überschrift lautet: „1914 suicide d’Europe“ (Europäischer Selbstmord 1914). Man bemerkt, mit welchem tiefgründigen Wissen und mit welch breitem Horizont Hannibal diesen „kollektiven Selbstmord“ beschreibt und daraus eine Bilanz zieht, die ihn aufwühlt.


In einem Unterabschnitt erwähnt er Hannelore Kohl, geb. Renner, die Frau des vormaligen deutschen Bundeskanzlers Helmut Kohl. 


Im Gedenken an diese unglückliche Frau möchte ich meinerseits kurz innehalten. Vor drei Jahren war es mir ein Anliegen, auf die Verbrechen der Sieger von 1945 hinzuweisen, und zwar in einem Text, den ich mit der Überschrift versah: Die Siege des Revisionismus (Fortsetzung)“. Damals schrieb ich :



Wenn man die Verbrechen gegen das deutsche Volk im Auge behält, in Form des Luftkrieges zur Auslöschung der Zivilbevölkerung, der Deportationen (Umsiedlungen genannt) der Deutschen aus Ost- und Mitteleuropa, wenn man dazu die Massenvergewaltigungen der deutschen Frauen und Mädchen hinzufügt (unter anderen von Hannelore Kohl im Alter von 12 Jahren, der späteren Frau des Kanzlers, vgl. Heribert Schwan, Die Frau an seiner Seite / Leben und Leiden der Hannelore Kohl, München, Wilhelm Heyne Verlag, 2011, S. 54-58), wenn man sich die Plünderungen vergegenwärtigt, die offizielle Wegnahme durch die Alliierten von Geld, Gold, Platin, Schmucksachen, Wertpapiere, von Privateigentum, von Banken, Museen, wissenschaftlichen oder industriellen Patenten, und – um das Ganze zu krönen , wenn man sich vergegenwärtigt, daß der Prozeß in Nürnberg gegen die deutschen Führer es verdiente, eine Maskerade zu heißen, oder nach dem Ausspruch von Harlan Fiske Stone, Präsident des obersten Gerichtshofs der Vereinigten Staaten (Chief Justice of the Supreme Court of the United States), eine „high-grade lynching party“ (eine hochgradige Lynchpartie), dann kann man es nur als schändlich empfinden, daß man nunmehr seit 66 Jahren an unseren Schulen, Universitäten und Medien nicht davon abläßt, daß während des letzten Weltkrieges die Sieger das Gute und die Besiegten das Böse repräsentiert hätten.



Um nochmals auf die Tragik von Hannelore Kohl zurückzukommen, könnte man auf das verweisen, was ich aus einem – ausnahmsweise vertrauenswürdigen – Artikel von Wikipedia entnahm:



Während des letzten Kriegswinters 1944/1945 mußte sie als Elfjährige jede zweite Woche Bahnhofsdienst leisten. Nach Döbeln kamen Züge mit Verwundeten von der sowjetischen Front, denen Hannelore und andere Schüler die Verbände wechselten. Sie half beim Bergen von Toten und bei der Versorgung von Flüchtlingen, die teilweise wochenlang bei Minusgraden in offenen Waggons unterwegs gewesen waren. Einige der Säuglinge waren erfroren. Hinzu kamen Bombenangriffe mit Personen- und Sachschäden.

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Nach gleicher Quelle hat sich Hannelore Kohl am 5. Juli 2001 im Alter von 68 Jahren selbst das Leben genommen. Während der 1990er Jahre hatte ihr Ehemann ein Verhältnis mit einer wesentlich jüngeren Frau begonnen, die im Jahre  2008 seine zweite Ehefrau werden sollte. Während ihrer letzten Lebenszeit litt Hannelore Kohl an unerträglichen Schmerzen. Zusätzlich „hatte sie eine Lichtallergie und konnte das tagsüber abgedunkelte Haus nur nach Sonnenuntergang verlassen“. Ihr Sohn Peter hatte eine Türkin geheiratet.


Ein deutsches Schicksal, wie man wohl sagen kann. 

Die deutsche Seele töten


Hannibal beschließt seinen Artikel mit der Erinnerung an ein anderes Schicksal, an das des kürzlich verstorbenen Maurice Comte, dem Jean Plantin in den ‚Editions Akribeia’ das bemerkenswerte Büchlein Une vie sous le signe du Führerprinzip (Ein Leben unter dem Führerprinzip) (168 S., 15 € + 5 € Porto) widmete. Ein Werk, das man lesen sollte, über das man nachdenken sollte, genauso wie über die Gedanken, die es bei Hannibal hervorrief, nämlich daß es eine Zeit gab, wo man von einem Gegner noch als menschlichem Wesen sprechen konnte. Hier war der Gegner ein sowjetischer Offizier. Auch innerhalb der Roten Armee konnte man sich in diesem Fall ausnahmsweise gegenüber dem Besiegten als einen menschlichen Bruder verhalten, der vom Schicksal geschlagen war. Bei den Siegern konnte sich Haß und Rachedurst frei ausleben, das Vergeltungsfieber und das, was man später die „Pflicht zur Erinnerung [in einer Richtung]“ nennen würde. Bei vielen jedoch blieb noch ein tieferes Bewußtsein dafür, daß wir alle im wesentlichen nur bemitleidenswerte Kreaturen sind, die in den Kriegswirren zu einem Teil das gute, und zum anderen Teil das schlechte Los gezogen haben. Wie Hannibal dagegen zurecht bemerkt, „scheint es so, als ob wir heute in einen kalten, nachmenschlichen, aufgezwungenen, künstlichen, erlernten – aber ewigen – Bürgerkrieg eingetreten sind“. Und er fügt folgende richtige und treffende Bemerkung hinzu: „[ewig] wie ein schlechter Wikipedia-Artikel, der von allen Dummköpfen auf der Welt geglaubt wird“.


Inmitten der europäischen Tragödie liegt und bleibt die deutsche Tragödie. Zur Tragödie Deutschlands gesellt sich die verbissene Wut der gegenwärtig waltenden Herrscher und Intellektuellen, mit der diese die deutsche Vergangenheit in schwärzester Farbe schildern  bis hin zu dem Exzeß, diejenigen grausam zu strafen, welche es wagen, diese Vergangenheit in historischer Genauigkeit zurechtzurücken. Die deutsche Seele zu töten: das scheint die Mission zu sein, welche sich diese Elenden zur Aufgabe gemacht haben. Unzweifelhaft  könnte man sagen, Hitler war ein Unglück für sein Vaterland, wie Napoleon es für das Seine gewesen ist. Während jedoch für den „Unmenschen“ Napoleon die Übertreibungen und Lügen der Sieger-Propaganda nur einige Jahre des XIX. Jahrhunderts andauerten, schweigt die Flut irrsinniger Behauptungen im Falle des „Verrückten“ oder des „schändlichen Untiers“ des „Nazismus“ noch immer nicht seit Ende des Zweiten Weltkrieges, das heißt nach 69 Jahren! Zumindest nicht in den Medien, denn was die Historiker betrifft, scheint die Zeit für einen Beginn von Besonnenheit gekommen, besonders dank der Entwicklung des Internets. Man beachte in diesem Zusammenhang „La magique chambre à gaz nazie en voie de disparition chez les historiens (suite)“ (Die wundersame Nazi-Gaskammer auf dem Weg ins Nichts bei den Historikern (Fortsetzung), 30. April 2014.

 22. Mai 2014